NAPOLI | My Glam Wanderlust
17132
post-template-default,single,single-post,postid-17132,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,wpb-js-composer js-comp-ver-5.1,vc_responsive

NAPOLI

Ciao a tutti! Premetto che questo articolo vuole essere più che altro una dedica alla città, e anziché farvi il solito riassunto su cosa fare e cosa vedere in città, questa volta vorrei consigliarvi COME vedere la città.

I pregiudizi su Napoli e i suoi abitanti la rendono, nel bene e nel male, una delle città più conosciute al mondo, ma anche e soprattutto una delle più temute in Italia.

Prima di partire quando dicevo alle persone “Andrò a Napoli con due amiche” le uniche risposte che sentivo erano “Fate attenzione, state sempre insieme, toglietevi i braccialetti, non andate nei Quartieri Spagnoli, non date troppa confidenza, non uscite la sera, controllate il resto perché i napoletani sono furbi, a Napoli hanno solo la pizza, il mare e il sole”.

Sapete una cosa? Niente di tutto ciò era vero. Napoli sembra essere la capitale per eccellenza dei pregiudizi e dei luoghi comuni. Siamo abituati a dare ascolto solo alle notizie che sentiamo al telegiornale e non ai racconti di chi come me, milanese al 100%, era convinta che ci fosse dell’altro.

Appena atterrata mi sono subito resa conto di una cosa: a Napoli non c’è solo il sole. Il tempo era nuvoloso e tirava un vento che a momenti mi faceva rotolare giù dalla scaletta dell’aereo. Altro che “O’ sole mio”. Ho subito capito che se volevo veramente sfatare tutti i miti, avrei dovuto munirmi di ben altri occhi per vedere la vera città.

Forse il sole di cui parla la canzone è il sole che sprigionano i napoletani. Perché solo a Napoli i proprietari dell’Hotel prima ancora di mostrarti la camera ti accompagnano al bar e ti offrono le sfogliatelle. Perché come dicono loro “cercano un rapporto umano, non un rapporto formale con il cliente”.

Più tempo passavo a camminare tra i vicoli e più mi accorgevo che avevano ragione. A Napoli in generale le persone hanno voglia di parlare, di conoscere, di farti vivere non tanto la città, ma la loro quotidianità. Di raccontarti le loro storie. Ad esempio la storia di un signore che mentre stai parlando con le tue amiche seduta su una panchina ti tocca la spalla e ti dice che il tuo accento milanese gli ricorda suo figlio, perché da 26 anni si è trasferito a Milano per cercare lavoro.

Se andate a Napoli solo per vedere il Cristo Velato, Napoli sotterranea, Castel dell’Ovo e i Chiostri di Santa Chiara bhe… credetemi, non vi servirà a niente. La vera Napoli la si vede nei rioni e tra i suoi vicoli dove è racchiusa l’anima popolare. Ho capito che la storia di Napoli non può essere chiusa all’interno di un museo, con quadri o opere che la raccontino. La sua storia sono i quartieri spagnoli ad esempio, un dedalo di vicoli dove i bassi napoletani offrono a chi passeggia uno scorcio di vita domestica.

Il più delle volte ci sono anziane signore indaffarate a stendere i panni o a cucinare pizza fritta, e semplicemente riescono a trasformare i vicoli in veri e propri salotti all’aperto.

Raccontare Napoli non è semplice. Non ci sono vie di mezzo, c’è chi la ama e chi la odia. Certo è che Napoli “facile” non lo è mai stata! E forse sta proprio qua il bello. Nel fatto che Napoli non è per tutti, o forse non vuole esserlo. Forse vuole solo essere per pochi, per coloro che imparano a guardarla con i giusti occhi.

 

 

 

 

 

 

 

1Comment
  • Patsy Ashurst
    Posted at 05:39h, 28 febbraio Rispondi

    When someone writes an piece of writing he/she retains the image of a user in his/her mind that how a user can know it. So that’s why this article is perfect. Thanks!|

Post A Reply to Patsy Ashurst Cancel Reply